Vi presentiamo Martina Buzzin

Martina lavora al Meyer da 8 anni, ma il suo legame con l’ospedale è nato durante un tirocinio che le ha cambiato la vita.
? Oggi si occupa di radiologia medica e ogni giorno esegue esami sui piccoli pazienti, con delicatezza e precisione.

 

Giovanna e Giovanni, 60 anni di matrimonio per il Meyer

Niente regali, ma aiuti per il Meyer: questa è la storia di Giovanna e Giovanni che, per festeggiare i loro 60 anni di matrimonio, hanno scelto un gesto d’amore nei confronti di tanti bambini in difficoltà. ?

Un esempio di generosità che ci ricorda quanto ognuno di noi possa fare la differenza.

 

Un nuovo volto per il piccolo Hussein, dall’Iraq al Meyer per risolvere una grave malformazione

 
Adesso, dopo lunghi trattamenti e diversi interventi chirurgici avanzatissimi, può chiudere la bocca, parlare e mangiare come tutti e ha fatto ritorno a casa. Al Meyer, con grande impegno, ha persino imparato a leggere, scrivere e suonare il pianoforte, grazie alla Scuola in ospedale e al supporto di tante persone del “mondo Meyer”.

Quando Hussein è arrivato al Meyer non poteva né parlare, né alimentarsi normalmente: una estesa malformazione venosa del cavo orale, della guancia, della lingua e del labbro inferiore gli impediva anche di poter chiudere la bocca. Oggi, dopo 3 interventi chirurgici ed oltre un anno di cure, Hussein, 12 anni, insieme alla sua mamma è tornato a casa, in Iraq, dove ha trovato ad aspettarlo la sorellina, il fratello e il babbo. Ha un volto nuovo e adesso può parlare e mangiare come tutti i suoi coetanei. Non solo: in questo anno di cure, grazie alla Scuola in ospedale, ha imparato anche a leggere e scrivere e, accompagnato da tante persone del Meyer, ha scoperto un mondo tutto nuovo.

La malformazione e gli interventi. Arrivato in Italia dall’Iraq per il tramite di Emergenza Sorrisi Onlus, Hussein è stato immediatamente preso in carico al Meyer, dall’equipe di chirurghi guidata da Flavio Facchini, chirurgo plastico ricostruttivo pediatrico. Gli interventi per risolvere la malformazione sono stati molto complessi. Per prima cosa, i broncoscopisti del Meyer, sotto la guida del dottor Roberto Baggi, hanno dovuto praticare una tracheotomia, necessaria per affrontare in sicurezza le fasi successive. Quindi, in collaborazione con Careggi, sotto la guida del dottor Nicola Limbucci, responsabile delll’Interventistica neurovascolare dell’AOUC, sono state effettuate ripetute sclero-embolizzazioni, ovvero trattamenti volti ad “asciugare” la lesione dall’interno attraverso la somministrazione di un farmaco chemioterapico. Si è dunque proceduto agli interventi chirurgici per ridurre il labbro e ricostruire integralmente la lingua, ricorrendo ad avanzatissime tecniche di correzione delle anomalie vascolari, in tandem con i neurochirurghi del Meyer guidati da dott. Lorenzo Genitori. I trattamenti chirurgici sono stati caratterizzati dall’uso di una speciale tecnica di sutura che ha consentito di chiudere i vasi a monte dei tessuti da asportare, riducendo notevolmente il rischio di emorragie. Pochi giorni fa, infine, è stato chiuso chirurgicamente anche il foro della tracheotomia: questa per Hussein è stata la fine di un lungo percorso, che ha festeggiato con una videochiamata alla famiglia lontana: “Finito!”, ha detto alla sorellina che lo guardava dal telefono.

Una storia corale. Ma non finisce qui: la storia di Hussein è quella di un ospedale intero che si è stretto intorno a lui. Insieme a medici e infermieri, ha avuto un ruolo importantissimo il servizio di Psicologia ospedaliera, che ha seguito lui e la sua mamma fin dall’inizio del delicato percorso di accettazione delle cure: entrambi hanno avuto una straordinaria capacità di adattamento al contesto e alla cultura diversi in cui si sono trovati immersi.
Decisiva, per lui, è stata anche la frequenza della Scuola in ospedale: seguito dalla maestra Susy, Hussein, con grande tenacia, ha familiarizzato con il “mondo Meyer” e piano piano ha imparato a scrivere, a leggere, a contare e si è lanciato con successo persino nell’apprendimento del pianoforte. Ha costruito burattini, imparando in questo modo a rappresentare se stesso, e ha cominciato a raccontare le sue emozioni disegnando e pitturando.
Specialmente nei momenti più difficili ha trovato al suo fianco i clown ospedalieri del Meyer pronti a strappargli una risata, insieme a tutti gli altri servizi di accoglienza sostenuti dalla Fondazione Meyer. Lui e la sua mamma, durante questi mesi in cui ai lunghi ricoveri si sono alternate visite di controllo periodiche, grazie al servizio di assistenza sociale dell’ospedale sono stati accolti all’interno della rete di ospitalità del Meyer a Casa Don Lelio, seguiti con affetto da tutti. A monte, il servizio di mediazione culturale ha consentito di sormontare la barriera linguistica e di fare in modo che Hussein si potesse avvicinare a tutto questo con meno timori e tanta fiducia, la stessa che ora brilla nel suo nuovo sorriso.

Le persone del Meyer, il dott. Francesco Silenzi

Il Dottor Francesco Silenzi è al Meyer da oltre vent’anni. Oggi, oltre a lavorare in Pronto Soccorso, è il referente del Trauma Center del nostro ospedale e dedica il suo impegno quotidiano alle emergenze. Il suo lavoro è di aiuto per bambini e famiglie che, a causa di traumi o patologie, necessitano di un’assistenza tempestiva e altamente specializzata. La dedizione del Dottor Silenzi, costantemente al fianco dei piccoli pazienti nei momenti più critici, riflette la missione del Meyer di offrire cure immediate e di eccellenza, garantendo sicurezza e conforto a chi ne ha più bisogno.

E’ pronto tutti a tavola

“È pronto… tutti a tavola!” è la cena evento che si è svolta il 22 giugno nel giardino della Famiglia Ulivieri a Vangile, in provincia di Pistoia. Da 12 anni, Giulio, Alessandra e Luigi organizzano questa cena speciale per raccogliere fondi per il reparto di Nefrologia e Dialisi, guidato dalla prof.ssa e ricercatrice Paola Romagnani. L’evento di quest’anno ha coinvolto 180 persone, tra amici, parenti e conoscenti, che hanno contribuito alla raccolta fondi. Scopri la storia di questo evento speciale. ?

La storia di Celeste

“Un’esperienza meravigliosa, che mi ha cambiata per sempre, ma in meglio”. È così che Celeste racconta, a distanza di anni, la sua esperienza al Meyer. Scopri la sua storia e, con una donazione, aiutaci a scrivere altre storia come la sua. ?

 

Cento anni di vita, un gesto d’amore senza tempo. Questa è la storia di Liliana che, in occasione del suo compleanno, ha scelto di donare al Meyer anziché ricevere. Un’iniziativa che parla di generosità e solidarietà e di come festeggiare la vita significhi condividere la gioia con chi ha più bisogno. Grazie, Liliana, per averci insegnato che l’amore si manifesta nel dare. ?

Questa è la storia di Susy Mariniello, Maestra della scuola primaria dell’Ospedale Meyer che, da cinque anni, accompagna i bambini ricoverati nel loro percorso scolastico, offrendo opportunità uniche di apprendimento e sostegno.

Per Susy, essere maestra al Meyer significa aiutare i piccoli pazienti ad affrontare le sfide della malattia attraverso l’istruzione e il sostegno emotivo. Con la sua Scuola all’Incontrario, Susy crea un ambiente accogliente e stimolante, dove ogni lezione parte dalla domanda: cosa hai voglia di fare oggi per stare bene insieme?

Un approccio educativo che mette al centro il benessere dei bambini e la loro voglia di tornare a casa. ?

 

Quest’anno, al Meyer, la campanella ha suonato anche per loro: per i bambini tra 3 e 6 anni ricoverati, che, per la prima volta, possono frequentare la scuola dell’infanzia in ospedale. Sono già una trentina i piccoli iscritti a questa nuova realtà decollata con l’inizio dell’anno scolastico appena avviato: si tratta di bambini con malattie croniche o di bimbi che comunque devono affrontare un ricovero di oltre 15 giorni.

Come funziona. La scuola dell’infanzia può contare su una maestra dedicata, la maestra Antonella, affiancata da alcune tirocinanti. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, vengono condotte attività educative e laboratori di vario genere, come quelli di manipolazione, pittura, lettura, musica, creatività e riciclo. In queste prime due settimane di scuola, ne sono già state realizzate circa duecento, destinate sia ai bambini effettivamente iscritti, sia ai piccoli ricoverati della stessa fascia di età che hanno comunque potuto seguirle. L’attività è individuale, o organizzata in piccolissimi gruppi, e può svolgersi, a seconda delle esigenze dei bambini, sia nella stanza dove i piccoli sono ricoverati, sia negli ambienti della scuola in ospedale, sia in Ludoteca o all’interno dell’ABF Educational center “Maria Manetti Shrem” del Meyer dove si tengono anche i laboratori di arte e musica. E così, tra un girotondo, un libro letto insieme e una canzone suonata alla chitarra, i piccoli possono sentirsi un po’ più a casa e non devono rinunciare alla didattica e al gioco.

Gli interventi educativo-formativi sono curati in sinergia tra i docenti delle scuole di appartenenza e i docenti della scuola con sezione ospedaliera, che nel caso del Meyer è la scuola dell’infanzia Matteotti, presso l’Istituto comprensivo Poliziano. E proprio al legame con le classi di provenienza è dedicata un’attenzione speciale, con la possibilità di attivare progetti congiunti e attività condivise a distanza che consentano ai piccoli, anche durante i ricoveri, di coltivare quelle preziose relazioni ed abitudini che fanno parte della quotidianità di ogni bambino.

La scuola in ospedale del Meyer. Il progetto pilota, primo in Toscana, è stato reso possibile dalla convenzione stipulata dall’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, l’Ufficio scolastico provinciale V di Firenze, l’Azienda ospedaliera universitaria Meyer Irccs e l’Istituto comprensivo Poliziano di Firenze. Da più di 20 anni bambini e adolescenti del Meyer possono accedere al servizio di Scuola in ospedale (e/o di istruzione domiciliare) attivi per gli alunni di ogni ordine e grado di scuola, e in ospedale possono sostenere anche gli esami di Stato del primo e del secondo ciclo di scuola secondaria. Questo diritto fondamentale è garantito da un protocollo d’intesa tra l’AOU Meyer Irccs, l’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, gli insegnanti volontari dell’associazione Amici del Meyer, la Fondazione Meyer e la Azienda Usl Toscana Centro.

Le persone del Meyer: prof. Giovanni Beltrami

Il professor Giovanni Beltrami è il responsabile di Ortopedia e traumatologia pediatrica del Meyer, con una specializzazione appassionata in ortopedia oncologica.

Questo vuol dire che ogni giorno, insieme al suo team, incontra e assiste soprattutto bambini con situazioni cliniche molto complesse:

“Ci troviamo quotidianamente a confronto con bambini e genitori che in quel momento hanno bisogno di tutto, dall’assistenza al conforto: per questo è fondamentale porsi in relazione con loro con determinazione e grande umanità, senza scoraggiarsi, diventando sempre più capaci di prendersi cura anche delle complicanze”.

“Tutti insieme, grazie al contributo di ogni persona che compone l’unità di cui sono responsabile, possiamo costruire un gruppo sempre più capace di dare risposta a tutte le esigenze ortopediche dei piccoli pazienti.
Io mi ritengo molto fortunato, perchè lavoro tra giovani: con loro cerca di fare quello che a suo tempo è stato fatto con me, che sono stato motivato e accompagnato nel mio percorso di crescita professionale dai miei maestri.
La missione di un medico è quella di fare sempre il possibile per fare stare meglio che ha davanti, anche se questo non ti fa dormire la notte, anche quando sai che purtroppo non potrà essere risolutivo.”

Piacere, sono Ginevra!

 

Ginevra è nata 15 anni fa. Subito dopo la sua nascita i medici si sono accorti che la bambina era affetta da una patologia che comporta delle malformazioni nelle ossa del cranio.

A poche settimane di vita, la famiglia ha dovuto lasciare Bibione per il Meyer e affidarsi al Dott. Lorenzo Genitori.

Così è iniziato un viaggio faticoso e impegnativo, caratterizzato da almeno 35 interventi, alcuni anche molto complessi, e un costante monitoraggio che continua tutt’oggi.

“In tutto questo tempo non ci siamo mai sentiti abbandonati. Il Meyer è come una seconda famiglia, e quando partiamo per Firenze ci sembra di andare a trovare dei parenti.”

racconta mamma Sabrina, sottolineando anche l’umanità dei medici, che hanno sempre aiutato Ginevra a vivere serenamente ogni momento.

Grazie Meyer:

“Sono tanti gli aneddoti che potrei raccontare. Ad esempio quando mia figlia era in rianimazione e io passai la notte su un divanetto davanti al reparto: mentre ero assopita ,mi accorsi che i custodi mi avevano messo una coperta addosso… E ancora quella volta in cui scoppiai a piangere e un’infermiera mi invitò a prendere un tè con lei alle due di notte. Piccole attenzioni che fanno la differenza”.

“Il nostro più grande ringraziamento va al dott. Genitori e a tutto il team di medici e infermieri che si è preso cura di noi.”

Grazie: Enrico e Sofia!

Enrico e Sofia sono una coppia di genitori molto affiatati.

Due anni fa il loro figlio, Luca, è stato ricoverato al Meyer per un’operazione urgente.

In un momento di paura e incertezza, Enrico, Sofia e Luca hanno trovato conforto nell’umanità e nella professionalità del personale ospedaliero, che li ha sostenuti in ogni fase del percorso.

La sensibilità con cui l’ospedale è stato progettato, pensato per essere accogliente e rassicurante per i più piccoli, ha reso la loro esperienza meno difficile.

Mossi dalla gratitudine e dal desiderio di aiutare altri bambini e famiglie, Enrico e Sofia hanno deciso di dare un importante contributo alla Fondazione Meyer: un atto d’amore meraviglioso per rendere il Meyer un luogo sempre più bello!

 

 

 

 

 

 

Al Meyer ricostruito il naso a un bambino grazie alla stampa 3D e al suo fratellino

Gli hanno ricostruito il naso progettandolo con l’ausilio della stampa 3D, “copiando” quello del fratellino gemello per ottenere un risultato quanto più possibile naturale. È la storia di un bambino di 5 anni, operato con successo dal team di chirurghi dell’AOU Meyer Irccs, guidato dal dottor Flavio Facchini, specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva.

Nato prematuro alla 28esima settimana di gravidanza, il piccolo era privo della piramide nasale a seguito di una complicanza perinatale: di fatto il suo volto risultava senza nasino, con solo due buchini per respirare.

I genitori si sono rivolti al Meyer per iniziare la ricostruzione il prima possibile, per evitare al bambino la grande sofferenza emotiva e le difficoltà sociali a cui sarebbe andato incontro senza un intervento tempestivo.

Utilizzando le moderne tecnologie di scansione 3D è stato possibile acquisire  la geometria del volto del gemello. La forma del naso è stata utilizzata per progettare e stampare strumenti di ausilio al chirurgo: grazie alla tecnologia 3D sono state stampate delle “sagome” che – proprio come fossero delle dime di taglio – sono servite per prelevare frammenti di cartilagine costale del bambino con altissima precisione, rendendo l’intervento il meno invasivo possibile.

Questi frammenti sono stati assemblati, un po’ come le tessere di un puzzle, per costruire l’impalcatura ossea e cartilaginea della piramide nasale, successivamente ricoperta con lembi cutanei prelevati dalla fronte e dal tessuto mucoso del piccolo.

Non solo: sempre utilizzando le immagini 3D del volto del fratello, è stata realizzata anche una maschera trasparente sterile in 3D, che durante l’intervento ha consentito di verificare la perfetta corrispondenza delle dimensioni.

Il primo intervento è durato oltre 7 ore, seguito da un secondo di rifinitura: entrambi sono riusciti perfettamente, il piccolo sta bene, è già a casa ed è tornato all’asilo.

Racconta la mamma: “Fin dal primo contatto avuto con il dottor Facchini e il suo team abbiamo avuto la percezione di poterci affidare totalmente al Meyer: abbiamo trovato una disponibilità ed un’umanità incredibili, ci  hanno accompagnati all’intervento con incontri periodici, affiancandoci e rispondendo a tutte le nostre domande.

È andato tutto benissimo, questo incontro con il Meyer ha restituito al nostro bambino sicurezza in se stesso e la speranza di una vita normale, come quella del suo gemello: guardandosi adesso dice ‘Ora sono davvero come il  mio fratellino e i miei compagni!’”.

Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra i chirurghi del Meyer e T3Ddy (www.t3ddy.org), il laboratorio sostenuto dalla Fondazione Meyer, coordinato dalla professoressa Monica Carfagni per l’Unifi e  dall’ingegner Kathleen McGreevy per il Meyer, dedicato proprio all’introduzione di tecnologie 3D innovative nella pratica clinica.

In sala, insieme al dottor Facchini, c’era la chirurga pediatrica Alessandra Martin, oltre ad anestesisti e infermieri, questi ultimi formati con un corso ad hoc in preparazione agli interventi di questo tipo.

In fase pre-operatoria, ingegneri e medici hanno lavorato fianco a fianco: partendo dalla scansione 3D, gli ingegneri di T3Ddy, guidati dal professor Yary Volpe, hanno ottimizzato il design della ricostruzione per adattarlo perfettamente alla conformazione specifica del paziente, identica a quella del gemello.

Eseguendo una replica stampata in 3D del volto, è stato possibile simulare l’intero intervento due volte prima dell’esecuzione reale in sala operatoria.

Quella di Vincenzo è la storia di una rinascita. Perché Vincenzo compirà due anni il prossimo maggio e grazie alla competenza e all’instancabile impegno delle persone del Meyer ha cominciato la sua nuova vita. ?

Vincenzo è nato con una grave atresia dell’esofago e la prospettiva, per lui, era quella di affrontare una trachetomia.

Quando è arrivato al Meyer da Napoli, sua città natale, era intubato e non aveva mai respirato ma i medici sapevano che ce l’avrebbe fatta.

A entrare in azione sono stati i dottori Roberto Baggi, responsabile di Endoscopia Respiratoria Pediatrica e Stefano Avenali, allora Responsabile della Rianimazione Cardiorespiratoria Pediatrica: sono stati loro ad applicare lo stent tracheale che ha permesso a Vincenzo di cominciare il suo lungo percorso verso una autonomia nella respirazione.

Grazie Meyer!

L’esperienza al Meyer, per tutta la famiglia, è stata assolutamente positiva.

“Siamo stati accuditi in modo egregio, sotto tutti i punti di vista – ha detto la mamma – mi è stato permesso di stare sempre accanto a mio figlio.

I medici e gli infermieri mi hanno sempre spiegato tutto e mi sono stati vicino, dando prova di un’umanità non comune. “

 

 

 

Sonia ha deciso che da grande avrebbe fatto l’infermiera quando aveva quattro anni.

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Da paziente a donatrice: la storia di Viola ci ricorda che il vero coraggio si esprime attraverso gesti di generosità. Dopo anni di cure presso il Meyer, Viola ha deciso di mettere all’asta la maglietta autografata ricevuta da Gianluigi Donnarumma, donando il ricavato per sostenere la Fondazione Meyer. Un gesto che ci ispira e che può crescere anche grazie a te. Aiutaci, donando! ? (altro…)

 

“Il Meyer, un casa che accoglie e sostiene!”

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Il dottor Cesare Filippeschi di mestiere fa il dermatologo pediatrico. Al Meyer è arrivato 8 anni fa: facendo una scelta che va un po’ controcorrente, ha deciso di chiudere il suo studio privato e di prestarsi al servizio pubblico.

Eccolo qui. Sono da poco passate le sei di mattina e Cesare cammina per le vie collinari che portano al Meyer: all’alba, sempre, e a piedi. Quattro chilometri e arriva dal suo camice: per scelta, questo dottore simpaticissimo, usa solo mezzi ecologici e rigorosamente condivisi per spostarsi.

Gli piace iniziare il suo lavoro molto presto:

“I miei colleghi mi prendono in giro, dicono che la mattina apro io i cancelli del Meyer”.

La giornata ingrana veloce: c’è da organizzare il lavoro del team, poi arrivano i piccoli pazienti in ambulatorio e poi ancora via in reparto, a fare consulenze:

“Quella del Meyer è una dermatologia molto interdisciplinare – racconta – Ci capita sempre più spesso di fare diagnosi di malattie rare proprio partendo dalla loro espressione cutanea”.

Con grande determinazione, negli anni, l’unità di Dermatologia pediatrica del Meyer è cresciuta e si è conquistata ruoli di pregio anche oltre i confini nazionali:

“Siamo diventati centro di riferimento europeo Ern Skin per le malattie rare della pelle e partecipiamo a molti studi europei. Dentro il Meyer, poi, abbiamo avviato 5 ambulatori multidisciplinari per seguire in modo sinergico bambini con patologie complesse e, proprio poche settimane fa, abbiamo inaugurato anche un master universitario di II livello in Dermatologia pediatrica”.

E poi ci sono 50 pubblicazioni scientifiche firmate in tre anni:

“Oltre alla parte clinica è fondamentale portare avanti la ricerca, per affrontare malattie vecchie e nuove con terapie sempre migliori”.

Le idee questo dottore le ha da sempre molto chiare. Una volta, in seconda media, lo hanno intervistato chiedendogli cosa volesse fare da grande. “Il dottore medico”, rispose lui. Detto, fatto. A un certo punto dei suoi studi poi, ha deciso che voleva occuparsi di bambini:

“Ho capito che lavorando con loro c’era sempre qualcosa in più, che comunicare con loro era sempre bello e genuino”.

E non lo diceva per dire: di bimbi suoi ne ha avuti sei, e l’altra metà della sua vita la dedica a prendersi cura della pelle di piccoli e giovani. Con un aspetto della sua missione in cui crede molto:

“Quando prendo in carico un bambino cerco sempre di porre tanta attenzione all’accoglienza della famiglia nella sua totalità. A volte, nelle situazioni più difficili, questo può voler dire anche saper “contenere”, attraverso l’ascolto, le reazioni degli adulti- racconta con entusiasmo – Per questo cerco di trasmettere anche ai giovani medici specializzandi l’importanza della comunicazione empatica, che deve essere sempre al centro dell’assistenza medica, più che mai di quella pediatrica”.

 

 

 

 

Pillole di salute: l’obesità in età pediatrica

 

Scopri con il Dottor Stefano Stagi, Pediatra Endocrinologo e Professore Associato di Pediatria, le sfide e le soluzioni legate all’obesità in età pediatrica. Un viaggio informativo per promuovere la salute e uno stile di vita sano e corretto. ? Trovi utile questo contenuto e vuoi sostenere il lavoro della Fondazione Meyer? Dona ora, insieme possiamo fare la differenza per la salute dei più piccoli. (altro…)

Piacere, siamo i genitori di Maria Francesca.

Storia di un salvataggio eccezionale.

Maria Francesca è stata salvata al Meyer grazie a una diagnosi prenatale eccezionale e un complicato intervento chirurgico. (altro…)

Grazie Lucia!

Una classe che si ritrova dopo 40 anni, una bambina salvata dal Meyer rimasta nel cuore degli alunni per anni, un’insegnante che decide di trasformare quest’esperienza in occasione per fare del bene: (altro…)

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